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Grignotage as Photographic Engraving – 2002-2026 (Unique work)

Direct interventions on the photographic emulsion transform the image into an incised field,

where gesture and matter redefine the relationship between photography and mark.

 

La superficie fotografica viene incisa e sottratta,

dando luogo a immagini in cui la fotografia diventa pratica incisoria.

 

Composizione N.  2 - 2002

29 giugno 1952 - 2003

Composizione 132 - 2002


Composizione 207 N.  4 - 2002

Senza titolo N. 3 - 2003

Il sacchetto delle parole N. 2 - 2001


Studio #35 - 2002

Il girasole - 2002

Per una simulazione - 2004


Map Machine - 2002

Il sacchetto delle parole - 2002

Melograna N. 2 - 1986



Labirinto N. 2 - 2002

Tin plate N. 2 - 2002

Studio #35 - 2018

Il Grignotage come incisione fotografica

 

 

The photographic engraving technique I define as Grignotage originates from a long period of experimental research begun in the 1980s, situated at the threshold between analog photography and traditional printmaking.
The term itself refers to an act of controlled erosion, a subtractive gesture rather than an additive or pictorial intervention.

Grignotage is neither a post-production manipulation nor a decorative alteration of the photographic surface. It is a fully-fledged engraving process, applied to an already developed silver gelatin print, which functions simultaneously as image and matrix. The photograph is not retouched or overlaid; it is chemically engraved, following principles closely related to intaglio practices such as etching and aquatint, while preserving the specific material and optical properties of the photographic medium.

Over the years, I have experimented with chemical agents traditionally used in graphic printmaking, integrating them with those employed in photographic development. This hybridization of processes led to the formulation of an autonomous, non-standardized technique that exists outside established photographic procedures.

The most consistent results were achieved by working on prints specifically prepared for the engraving process, initially using papers such as Ilford Galerie and Kentmere Art Classic. I now work exclusively with Ilford MG ART 300 silver gelatin papers, selected for their structural stability, tonal depth, and ability to withstand chemical engraving without compromising their physical integrity.

The process unfolds in two primary stages:
first, the production of a traditional silver gelatin print; subsequently, the application of the chemical engraving process, which selectively acts upon areas of greatest density. The deepest photographic blacks are progressively removed, revealing the paper support beneath—its fibers, its texture, its material presence.
Light is no longer merely a tonal value but becomes the trace of a subtraction, the visible memory of what has been chemically eroded.

Many works, after the Grignotage process, undergo further transformation through toning procedures—including pyrocatechin, monosulfide, and selenium—which intervene in the chemical structure of the silver, altering its stability, chromatic depth, and material resonance. In certain works, Polaroid transfers are applied onto the engraved surface, introducing an additional temporal and material stratification.

The final outcome is neither a photograph in the conventional sense nor a reproducible print, but a unique work, irreversible in its making. Image and support are inseparable; the act of engraving permanently alters the photograph’s material and optical condition.

Through Grignotage, photography becomes a field of tension between visibility and erasure, between image and matter, between light and loss.
Within this framework, my work engages a broader reflection on the material ontology of the photographic image, questioning its status, duration, and resistance at a time when photography is increasingly reduced to immaterial circulation and infinite reproducibility.

Attilio Scimone

 

 

La tecnica dell’incisione fotografica che ho definito Grignotage nasce da una lunga fase di sperimentazione condotta a partire dagli anni Ottanta, in un territorio di confine tra fotografia analogica e arte incisoria.
Il termine stesso rimanda a un’azione di sottrazione, di erosione controllata della materia, più che a un gesto additivo o pittorico.

Il Grignotage non è una semplice manipolazione dell’immagine fotografica, né un intervento decorativo sulla superficie della stampa: è un processo incisorio a tutti gli effetti, applicato a una stampa ai sali d’argento già sviluppata, che diventa così matrice e supporto insieme. L’immagine fotografica non viene “ritoccata”, ma incisa chimicamente, secondo una logica affine a quella della calcografia e dell’acquaforte, pur mantenendo la specificità del mezzo fotografico.

Nel corso degli anni ho sperimentato l’uso di prodotti chimici tradizionalmente impiegati nella grafica incisoria, integrandoli con quelli propri dello sviluppo fotografico. Questa ibridazione di processi mi ha permesso di mettere a punto un procedimento autonomo, non codificato, che si colloca al di fuori delle tecniche fotografiche standardizzate.

I risultati più coerenti sono stati ottenuti partendo da stampe appositamente trattate, realizzate inizialmente su carte come Ilford Galerie e Kentmere Art Classic. Attualmente utilizzo esclusivamente carte ai sali d’argento Ilford MG ART 300, scelte per la loro struttura, profondità tonale e capacità di resistere al processo incisorio senza perdere integrità fisica.

Il procedimento si articola in due fasi principali:
prima la realizzazione di una stampa fotografica tradizionale ai sali d’argento; successivamente l’applicazione del processo chimico di incisione, che agisce selettivamente sulle aree di maggiore densità. I neri profondi della fotografia vengono progressivamente asportati, lasciando emergere il supporto cartaceo, la sua fibra, la sua presenza materiale.
La luce non è più soltanto un valore tonale, ma diventa traccia di una sottrazione, memoria di ciò che è stato rimosso.

Molte opere, dopo il Grignotage, sono ulteriormente elaborate attraverso processi di viraggio — pirocatechina, monosolfuro, selenio — che intervengono sulla struttura chimica dell’argento e ne modificano stabilità, cromia e profondità. In alcuni casi, sulla superficie incisa vengono applicati Polaroid mediante la tecnica del transfer, introducendo un ulteriore livello di stratificazione temporale e materica.

Il risultato finale non è una fotografia nel senso tradizionale del termine, né una stampa riproducibile, ma un’opera unica, irripetibile, in cui l’immagine è il prodotto di un processo fisico e chimico irreversibile.
Il Grignotage trasforma la fotografia in un campo di tensione tra visibile e cancellazione, tra immagine e supporto, tra luce e materia.

In questo senso, il mio lavoro si colloca in una riflessione più ampia sulla materialità dell’immagine fotografica, sul suo statuto ontologico e sulla possibilità di restituire alla fotografia una dimensione di tempo, resistenza e memoria, oggi spesso sacrificata dalla riproducibilità tecnica e dalla smaterializzazione digitale.

Attilio Scimone

 


 

OPERE ORIGINALI FINE ART  Limited edition

 

Le opere di Attilio Scimone sono disponibili in edizione limitata. 

Stampe originali analogiche stampate in Gelatin Silver Print 

o Fine Art Print Giclée.

Firmate e numerate

sul retro.

 


Ricerca costante su temi che riguardano in particolare il territorio siciliano; gran parte delle immagini sono realizzate su pellicola di grande formato e stampate su carta fotografica. Le immagini prodotte sono acquisite e da esse generate file di grandi dimensione per essere utilizzati per ottenere stampa fine art di grandissimi formati per allestimenti museali, fieristici e arredo.