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Imaginary landscape 2021

Gelatin Silver Print - Edition of 4

 

The images do not depict a real place, but a mental territory in which light and matter emerge from the indistinct

 

Le immagini non descrivono un luogo reale, ma un territorio mentale in cui luce e materia emergono dall’indistinto

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Imaginary landscape 14

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IMAGINARY LANDSCAPE

 

In Imaginary Landscape, I investigate landscape not as a geographical entity, but as a perceptual and mental device. Here, landscape is not an object to be represented; it is the result of a process in which form gradually emerges from the indistinct.

Photography becomes the place where this process manifests itself—not as a description of reality, but as an act of revelation.

The work arises from the need to move beyond the traditional testimonial function of landscape photography, in order to explore what precedes and exceeds vision. What matters is not the certainty of a recognizable place, but the instability of appearing: the instant in which light and matter organize themselves into form, before acquiring a defined identity.

For this reason, the images assume an ambiguous quality: they oscillate between presence and dissolution, between memory and imagination, between a possible geography and an inner geology.

I believe my research may refer to Minor White, not so much for a formal similarity, but for the idea of the image as a symbolic and transformative space. In White, as in this project, photography is a zone of transition in which visible matter opens itself to an intuitive and meditative dimension.

Imaginary Landscape thus occupies a transitional territory, where photography questions the relationship between perception and imagination. Each image becomes a field of possibility—a landscape that does not exist in the empirical world, but is constituted within the mind of the viewer.

This is not about returning what has been seen, but about staging the very process of seeing: the birth of form from darkness, the surfacing of a presence that remains incomplete.

In this sense, the project proposes a reflection on the very nature of the image: an imagined place, suspended between what is remembered and what has never been seen, where landscape is no longer a given, but a construction of consciousness.

Attilio Scimone

 

In Imaginary Landscape indago il paesaggio non come entità geografica, ma come dispositivo percettivo e mentale. Il paesaggio, qui, non è l’oggetto da rappresentare: è il risultato di un processo in cui la forma emerge gradualmente dall’indistinto.

La fotografia diventa il luogo in cui questo processo si manifesta, non come descrizione del reale, ma come atto di rivelazione.

Il lavoro nasce dall’esigenza di superare la tradizionale funzione testimoniale della fotografia di paesaggio, per esplorare invece ciò che precede e oltrepassa la visione. Ciò che interessa non è la certezza di un luogo riconoscibile, ma l’instabilità dell’apparire: l’istante in cui la luce e la materia si organizzano in forma, prima ancora di acquisire un’identità definita.

Per questo, le immagini assumono una qualità ambigua: oscillano tra presenza e dissoluzione, tra memoria e immaginazione, tra una geografia possibile e una geologia interiore.

La mia ricerca penso potrebbe fare riferimento a Minor White, non tanto per una somiglianza formale, quanto per l’idea di immagine come spazio simbolico e trasformativo. In White, come in questo progetto, la fotografia è un luogo di transizione in cui la materia visibile si apre a una dimensione intuitiva e meditativa.

Imaginary Landscape si colloca dunque in un territorio di transizione, in cui la fotografia interroga la relazione tra percezione e immaginazione. Ogni immagine diventa un campo di possibilità, un paesaggio che non esiste nel mondo empirico ma si costituisce nella mente dell’osservatore.

Non si tratta di restituire ciò che è stato visto, ma di mettere in scena il processo stesso del vedere, la nascita della forma dal buio, l’affiorare di una presenza che resta incompiuta.

In questo senso, il progetto propone una riflessione sulla natura stessa dell’immagine: un luogo immaginato, sospeso tra il ricordato e il mai visto, dove il paesaggio non è più un dato, ma una costruzione della coscienza.

Attilio Scimone


 

OPERE ORIGINALI FINE ART  Limited edition

 

Le opere di Attilio Scimone sono disponibili in edizione limitata. 

Stampe originali analogiche stampate in Gelatin Silver Print 

o Fine Art Print Giclée.

Firmate e numerate

sul retro.

 


Ricerca costante su temi che riguardano in particolare il territorio siciliano; gran parte delle immagini sono realizzate su pellicola di grande formato e stampate su carta fotografica. Le immagini prodotte sono acquisite e da esse generate file di grandi dimensione per essere utilizzati per ottenere stampa fine art di grandissimi formati per allestimenti museali, fieristici e arredo.